Dal 5 febbraio al 26 marzo 2026 la galleria Paula Seegy presenta “Cinque artisti per cinque
materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki”, un’esposizione concepita come
un’indagine articolata sulle possibilità espressive della materia e sulla capacità della pratica artistica
contemporanea di costruire un’esperienza globale. Partendo dall’idea del Gesamtkunstwerk —
inteso non come mera sovrapposizione di discipline ma come progetto di sintesi sensoriale e
percettiva — il percorso espositivo propone una riflessione sul modo in cui materiali diversi, lavorati
secondo poetiche individuali, possono tessere un discorso unitario di forme, superfici e relazioni
spaziali. I materiali portanti — legno, rame, ferro, acciaio, vetro — sono rappresentativi della ricerca
di ciascun artista e ne sondano le qualità intrinseche: Gabriella Benedini approfondisce il legno
nella sua dimensione organica e nella memoria tattile; Pietro Coletta indaga il rame come superficie
di trasformazione, ossidazione e luce; Salvatore Cuschera confronta la durezza del ferro con
tensioni formali di equilibrio e rottura; Riccardo De Marchi fa dell’acciaio un campo di prova per
geometrie, resistenze e riflessi; Oki Izumi impiega il vetro per aprire soglie tra visibilità e trasparenza,
tra fragilità e monumento. La materia diventa qui dispositivo critico: non un vincolo, ma un
programma operativo che stimola la variazione tecnica e concettuale all’interno di un impianto
espositivo coerente.
L’allestimento, studiato come sequenza tematica, favorisce incontri e dissonanze tra opere:
accostamenti calibrati creano risonanze timbriche fra superfici e volumi, permettendo al visitatore di
leggere le scelte formali alla luce di un dialogo trasversale tra pratiche. La curatela si propone di far
emergere non solo le qualità estetiche di ogni opera d’arte, ma anche le implicazioni storico-culturali
del materiale — dal valore identitario del legno nelle arti applicate, alle cariche simboliche del metallo
nell’età industriale, fino alle ambivalenze del vetro nella modernità. In questo senso, la mostra diventa
uno strumento di conoscenza che interroga la materialità come linguaggio. L’inserimento
dell’iniziativa nel programma In vetrina promosso da Milano MuseoCity amplifica la vocazione
pubblica del progetto, inserendolo in una rete di pratiche che dialogano con il tessuto urbano e con
la fruizione esterna degli spazi espositivi. La presenza di un’opera di Giacomo Benevelli, punto di
riferimento per la scultura astratta italiana del secondo Novecento, introduce un ulteriore livello di
indagine: il confronto tra le ricerche contemporanee e questo riferimento storico genera uno scarto
temporale che mette in risalto tanto le continuità quanto le discontinuità nel rapporto tra forma e
materiale.
Sul piano teorico, l’operazione espositiva può essere letta come un ripensamento contemporaneo
del concetto di opera d’arte totale: piuttosto che inglobare tutte le arti entro un’unica composizione,
la mostra propone una totalità frammentaria, ottenuta attraverso il dialogo delle materie e delle
procedure. È una totalità che si costruisce per affinità e contrasto, per ecosistemi di oggetti che
mantengono la loro autonomia ma si dispongono secondo una grammatica espositiva comune. Il
risultato è un’esperienza che stimola l’intelletto: il pubblico è invitato a percorrere, mettere a
confronto e riannodare significati, percezioni e memorie materiali.
Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki
A cura di Luigi Sansone
Paula Seegy Gallery, via San Maurilio 14 – Milano
5 febbraio 2026 – 26 marzo 2026






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